• Alessandra Epifanio

DECSION MAKING & ERRORI DI GIUDIZIO: I BIAS

Aggiornato il: giu 10


I nostri processi decisionali a volte sono insiti di irrazionalità. Al fine di assicurare velocità ed elaborazione di più dati in parallelo ed evitare il rischio di sovraccarico cognitivo, la nostra mente si avvale di un sistema ad elevata efficienza energetica: raggruppando le esperienze in macro categorie, il nostro cervello non dovrà sprecare energie con procedimenti di elaborazione rigorosi, ma risponderà in modo essenzialmente meccanico. I procedimenti mentali che risultano essere intuitivi, veloci e che vengono usati dal sistema cognitivo per dare risposte, prendere decisioni, dare giudizi di fronte a problemi complessi o informazioni incomplete sono chiamati euristiche (dal greco heurískein: trovare, scoprire). Le euristiche sono, dunque, escamotage mentali che portano a conclusioni veloci con il minimo sforzo cognitivo.

Le euristiche cognitive possono essere certamente utili data la loro rapidità ed economicità ma, qualora applicate in un contesto non adeguato, possono farci commettere errori gravi e sistematici, definiti bias.

I bias sono dunque euristiche inefficaci, che non funzionano nella realtà, assunte saltando passaggi logici laddove sarebbe invece necessario un giudizio critico e non intuitivo, sono giudizi che diventano pregiudizi su cose di cui non si è avuta la giusta esperienza. Le scorciatoie mentali, infatti, possano risultare efficaci e veritiere solo se legittimate da un’esperienza precedente. Anche le intuizioni, afferma Kahneman (psicologo premio Nobel per l’economia nel 2002) sono in realtà dovute alla pratica prolungata e non alle euristiche.

All'interno del nostro cervello, dunque, i nostri processi decisionali possono prendere due strade diverse: una rigorosa, logica, analitica e più razionale o un’altra in cui opera in modo meccanico, con poco o senza sforzo e con nessun senso di controllo volontario. A scopo esemplificativo, Daniel Kahneman e Amos Tversky definiscono la divisione tra queste due modalità di pensiero come “Sistema 1” e “Sistema 2”. Il Sistema 1 è quello automatico, veloce, associativo, impulsivo, non richiede nessuno sforzo e non siamo consapevoli di utilizzarlo, è quello che consideriamo guidato dall'intuizione. Il Sistema 2 invece è quello cognitivo, lento, logico, autoconsapevole, riflessivo, dispendioso in termini di energia, che usiamo quando è richiesto un ragionamento o uno sforzo mentale. Il Sistema 1, sempre attivo, usa un pensiero parallelo e associativo, non statistico. Il Sistema 2, invece, viene chiamato in causa quando al nostro cervello viene richiesta attenzione, quando sorgono interrogativi che il Sistema 1 non riesce a risolvere. È solo quando il Sistema 1 si accorge che può essere commesso un errore, quindi, che si attiva il Sistema 2.


ALCUNE EURISTICHE ALLA BASE DEI BIAS:

Secondo la classificazione fatta per la prima volta nell’articolo Judgement Under Uncertainty: Heuristics and Biases di Kahneman e Tversky le principali euristiche a cui va incontro il nostro sistema decisionale sono: l’euristica della rappresentatività, l’euristica della simulazione, l’euristica dell’ancoraggio e l’euristica della disponibilità.

  • L’euristica della rappresentatività.

Tendenza a considerare un evento come appartenente ad una categoria solo perché ci sembra simile o rappresentativo della categoria stessa (Kahnemane Tversky, 1972).

L’euristica della rappresentatività impiega gli stereotipi e il criterio della somiglianza, trascurando il calcolo delle probabilità. Questa scorciatoia mentale, infatti, consiste nel fare inferenze sulla probabilità che uno stimolo (persona, evento, oggetto…) appartenga a una determinata categoria basandosi sulle caratteristiche superficiali e con l’aiuto di schemi precedenti. Tuttavia, il fatto che le informazioni disponibili si adattino a questi schemi precedenti non significa che siano vere e la categorizzazione può risultare errata.

  • Euristica dell’ancoraggio

L’euristica di ancoraggio e accomodamento si verifica quando, dovendo emettere dei giudizi in condizioni di incertezza, le persone riducono l’ambiguità ancorandosi ad un punto di riferimento stabile per poi operare degli aggiustamenti ed infine raggiungere una decisione finale. In altre parole, si tratta di processi di stima di un qualche valore a partire da un certo valore iniziale, rispetto al quale viene accomodato il nuovo esemplare. Tale tendenza ad “ancorare” la propria posizione su un tema ad un’informazione ritenuta saliente o ad un’ipotesi iniziale, condizionerà inevitabilmente la scelta e il giudizio finale.

  • Euristica della simulazione

L’euristica della simulazione consiste nell'immaginare come si sarebbero potuti verificare risultati diversi da quelli che si sono effettivamente verificati (“le cose non sarebbero andate così se…”). Tale pensiero controfattuale influenza notevolmente la comprensione degli eventi, degli altri e dei loro stati d’animo.

L’effetto principale dell’euristica della simulazione è l’accentuazione delle reazioni emotive: se immaginiamo ipotetici svolgimenti più positivi di come sia andata la realtà si avrà un peggioramento dello stato emotivo, invece se immaginiamo ipotetici svolgimenti più negativi di come sia andata la realtà noteremo un miglioramento dello stato emotivo. La facilità con cui gli esiti alternativi sono immaginabili da parte dell’individuo, rendono più estreme le reazioni affettive. Tanto più è facile immaginare un corso alternativo degli eventi a un evento negativo verificatosi, tanto maggiori saranno gli stati d’animo di sofferenza. Tanto più è facile immaginare un corso alternativo degli eventi a un evento positivo, tanto maggiori saranno gli stati d’animo di felicità.

  • Euristica della disponibilità

È la tendenza a ritenere più frequenti o più probabili gli eventi maggiormente disponibili in memoria e in base alla facilità con cui vengono in mente esempi o casi in cui quell’evento si è verificato (Tversky e Kahneman, 1974). La disponibilità dei dati può essere influenzata da vari fattori, come la loro familiarità, la loro vicinanza temporale o dalla frequenza di esposizioni a determinati stimoli come un fatto, un evento o a una notizia. In questo modo, l’euristica della disponibilità può produrre distorsioni nel giudizio.


MA SE SONO INCONSCI, COSA POSSIAMO FARE PER RENDERCI CONTO DI QUALI BIAS STANNO AGENDO SU DI NOI?

Gli errori di giudizio si manifestano principalmente quando siamo sotto pressione per prendere una decisione rapida, o se abbiamo la tendenza a prendere decisioni affrettate. Per cercare di evitare gli effetti negativi di questi errori di giudizio, quindi, può essere utile innanzitutto rallentare e riflettere.

Dato che queste scorciatoie sono per lo più inconsce e ci possono portare ad un pregiudizio, il primo passo fondamentale è l’atto di prendere coscienza della loro esistenza. Essere guidati da obiettivi coscienti, permette di allineare i nostri valori e le nostre azioni. Il potere di un pensiero consapevole e determinato può avviare strategie in grado di oltrepassare i bug mentali che producono pregiudizi nascosti.

Prendersi il tempo per capire sempre più il nostro pensiero, in quali bias tendiamo a cadere e come possiamo essere “più astuti del nostro cervello”: sono tutte modalità che possiamo implementare.


ACTION PLAN

· Riconoscere i bias: tutti abbiamo bias cognitivi, si tratta di capire quali ci appartengono e governarli;

· Testarci: per consapevolizzarci sui tipi di bias che siamo portati ad avere;

· Nutrire lo spirito critico: cercare fonti, chiedere, cogliere campanelli di allarme, prendersi il tempo;

· Considerare le opinioni personali non come fatti, ma come ipotesi: avere prova dell’errore significa semplicemente imparare;

· Allineare valori e azioni: non lasciare che il nostro comportamento sia influenzato da scorciatoie mentali, che possono portarci a fare errori di valutazione.

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©2019 di Alessandra Epifanio

Psicologa Psicodiagnosta

Ordine degli Psicologi del Lazio n° 23640