• Alessandra Epifanio

Essere fluidi in un mondo che cambia

Aggiornato il: ott 17

In direzione di un agire sempre più Smart

La nuova definizione del mondo come VUCA (Volatility, Uncertanty, Complexity, Ambiguity) assume sempre più spessore nella nostra realtà, richiedendo capacità sostenibili di resilienza e di una presenza proattiva di ciascuno come agente di cambiamento. La natura, la velocità e l’ampiezza dei cambiamenti non sono più prevedibili. La Volatilità diviene sinonimo di turbolenza, conseguenza di una crescita esponenziale della digitalizzazione, connettività, liberalizzazione del commercio e concorrenza globale. La mancanza di prevedibilità degli eventi genera incertezza (Uncertainty) e una Complessità dinamica, dove le cause e gli effetti sono distanti nel tempo e nello spazio, a supporto di una crescente Ambiguità.

La principale sfida, oggi, è quella di sviluppare una nuova cultura che sia sempre più Smart, capace di liberare l’energia, l’imprenditorialità e il massimo potenziale di innovazione dalle persone al fine di orientarsi e di risolvere in tempi sempre più brevi nuovi problemi e situazioni a complessità crescente. Le consolidate strategie di risoluzione dei problemi applicate finora con attento rigore non risultano più adeguate a questo nuovo contesto e sempre più emerge la necessità di acquisire nuovi processi che, per fasi, supportino la nostra mente ad uscire da una modalità rigida di pensiero, in direzione di una sempre maggiore flessibilità.

La nostra mente, per sua natura, cerca sempre strategie di funzionamento ad elevata efficienza energetica. Per tale motivo genera abitudini, reiterazioni e ripropone, per problemi simili, strategie consolidate, soluzioni che in esperienze passate hanno condotto a buoni risultati (vedi Bias Cognitivi). Ciò che spesso si verifica, però, è un’intensificazione ulteriore degli sforzi. Il tentativo di adeguare soluzioni preimpostate a problemi nuovi, infatti, può non solo risultare inefficace non risolvendo il problema, ma può addirittura complicarlo, trasformandolo in un vero e proprio problema strutturato. In questi casi sono proprio gli sforzi che la persona compie in direzione del cambiamento a mantenere la situazione immutata, alimentando il problema e determinandone così la sua persistenza.

Una maggiore consapevolezza circa queste modalità di reiterazione disfunzionale, può consentire l’adozione e il consolidamento di nuovi processi e strategie più elastiche e funzionali a fronteggiare i problemi senza rigidità e stereotipia, ma sviluppando un ventaglio di diverse possibili strategie risolutive. La strategia migliore per un problem solving Smart è allenare la mente a restare flessibile, aperta alla considerazione delle diverse variabili in gioco, evitando di catalogare subito un evento o un problema all'interno del proprio "archivio personale". Dato che un simile modo di procedere non è predefinito nella nostra mente, richiede un'iniziale attenzione all'adozione di semplici strategie, che con il tempo diventeranno esse stesse abitudini.

Definire il problema in termini concreti e descrittivi: porre l'accento su come il problema si presenta ora, in questo preciso momento e su come funzioni, cos'è effettivamente, chi ne è coinvolto, dove esso si verifica, quando appare. Nel ridefinire il problema in termini concreti può risultare utile immaginare come altre persone potrebbero percepire e valutare il problema diversamente da noi, assumendo il loro punto di vista. Questo apre la strada ad una percezione diversa e più ampia, dando al problema delle nuove prospettive.

Circoscrivere l'obiettivo: una volta ridefinito il problema, è possibile stabilire in termini concreti quei cambiamenti che, una volta realizzati, farebbero affermare con assoluta certezza che esso è stato risolto. Va definito cosa effettivamente rappresenti il cambiamento risolutivo rispetto al problema, quale sarebbe la realtà concreta che farebbe ritenere l'obiettivo raggiunto.

Riconoscere il proprio pool di strategie: spesso è la reiterazione di soluzioni già tentate per risolvere il problema senza successo ad alimentare il problema stesso. Investigare su tutto quello che non ha avuto successo permette di rendere più evidente la dinamica concreta che mantiene vivo il problema o che, viceversa, lo può cambiare. Questo permette di: a) individuare cosa non fare, poiché non ha funzionato, e per riflesso, orientare la capacità di progettare una soluzione verso delle svolte alternative che possono essere risolutive; b) mettere in evidenza ciò che ha funzionato bene fino ad ora., valutando se le soluzioni ritenute efficaci sono effettivamente riproducibili nella presente situazione.

Destrutturare l’obiettivo in sotto-obiettivi: la risoluzione del problema, circoscritto e razionalizzato, può essere frazionata in una serie di stadi, o micro-obiettivi, affrontati singolarmente e sequenzialmente, procedendo dal più piccolo intervento da realizzare, che sarà seguito dal secondo, e così via. Una modalità efficace per l’individuazione del primo passo da compiere è quella che viene definita tecnica dello scalatore, ripresa esattamente da ciò che fanno gli scalatori per decidere il percorso più corretto per scalare una montagna: partono dalla vetta e disegnano il percorso a ritroso, tappa per tappa, fino al punto di partenza. Questo serve ad evitare di progettare dei percorsi fuorvianti rispetto all'obiettivo da raggiungere, permettendo di individuare il percorso minimo concretamente necessario alla risoluzione del problema.

Mantenere una visione globale: è fondamentale iniziare ad affrontare il sotto-obiettivo più accessibile sul momento, mantenendo però fin dall'inizio la visione della globalità e delle possibili interazioni fra le concatenazioni dei problemi. Ciò consente di reindirizzare progressivamente la propria traiettoria in funzione dell’obiettivo concreto, agendo in modo dinamico per far fronte a tutti i cambiamenti che potrebbero presentarsi in itinere fino a giungere alla soluzione stabilita.


Un simile modo di procedere, come ogni allenamento, presuppone uno sforzo iniziale. Ciò che ne consegue è un ampliamento di prospettiva, una partecipazione attiva e consapevole ai propri processi mentali, in direzione di un agire che sia sempre più Smart.

  • Teams
  • instagram-logo-bianco-e-nero-e1528382011
  • LinkedIn - Black Circle
  • https://twitter.com/scientia_con
  • Black Icon YouTube
  • email

©2019 di Alessandra Epifanio

Psicologa Psicodiagnosta

Ordine degli Psicologi del Lazio n° 23640